lunedì 2 febbraio 2026

BENVENUTI


Questo non è un luogo di cure palliative per malati terminali, perché certe mancanze non sono malattie. Sono identità.

Ho chiamato questo spazio "Sindrome di Pola" non per celebrare un lutto, ma per dare un nome a una condizione che molti vivono in silenzio: quel restare ancorati con il cuore a un luogo, a un ruolo, ad una professione o a un tempo che i nostri piedi non possono più calpestare. Che sia una terra perduta nella storia o un’aula scolastica sottratta da un’ingiustizia, la dinamica è la stessa.

In questa clinica non vi prometto che "passerà", perchè non si guarisce dalla consapevolezza di un sopruso, non si dimentica il profumo di una vocazione che ci rendeva integri e neppure si cancella il viso di chi si è voltato dall'altra parte quando avevamo ragione e cercavamo sostegno.

Qui, però, facciamo qualcosa di più difficile: impariamo la convivenza. Esiste un "Nono Giorno", quello che viene dopo il trauma e dopo l'addio. Non è il giorno del ritorno  - che è impossibile -  né quello della felicità ritrovata, che è un'illusione pericolosa. È il giorno della testimonianza. È il giorno in cui decidiamo che, se non possiamo più insegnare tra quelle mura o vivere in quelle strade, possiamo farlo attraverso la parola, la memoria e l'incontro con altri esuli del senso.

Se il vostro cuore è rimasto altrove, qui troverete una sedia. Non per guarire, ma per continuare a camminare, portando con voi tutto il peso — e tutta la bellezza — di ciò che siete stati e di ciò che siete diventati.

Sindrome di Pola non cerca consenso, non offre soluzioni, ma domande che non si lasciano addomesticare.

Scrivo perché ricordare è già resistere.
Scrivo against online, senza eroismi, senza bandiere.


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